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Mostra fotografica

creato da Castenaso admin ultima modifica 02/07/2013 11:33

Non si dovrebbe mai dare un “noi” per scontato quando si tratta di guardare il dolore degli altri. 

Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri, 2003

Zara, 1991. Un luogo, una data che forse, oggi, a molti di noi rievocano poco, o nulla. Un luogo ed una data di cui pure ognuno di noi, con diversi stati d’animo e livelli di consapevolezza, è stato silente ed impotente testimone.

 

Si sparava, poco più di venti anni fa, a Zara. Si moriva, anche. Il conflitto etnico tra serbi e croati generava cumuli di detriti, vittime e desolazione di cui, al di qua dell’Adriatico, non giungevano che eco sentite come scomode e volontariamente attutite.

“Assistere da spettatori a calamità che avvengono in un altro paese è una caratteristica ed essenziale esperienza moderna”, come ci ricorda Susan Sontag; esperienza a cui sempre più le moderne coscienze, per difesa, rispondono abbassando lo sguardo e dimenticandosi di aver saputo.

 

Eppure ogni conflitto si muove nei confini di una geografia umana, prima che territoriale. Brucia, sconvolge, distrugge vite, oltre che luoghi.

Tra quelle vite, ed in quei luoghi, c’era in quegli anni anche Robert Marnika. Armato suo malgrado di fucile, ma fedele solo al suo sguardo ed alla macchina fotografica, nascosta accuratamente sotto la casacca.

C’era, certo, da salvare la pelle, in tante, troppe circostanze. Ma c’era anche da raccontare, documentare, raccogliere testimonianza di quello che con le parole si avrebbe fatto fatica a spiegare, un giorno, a chi da quella tragedia non fosse stato colpito in prima persona.

 

Sono nate così le sue fotografie di guerra, che negli anni del conflitto hanno fatto il giro di testate giornalistiche e del mondo. Immagini scarne, dolorose, in bianco e nero, scattate di nascosto e fugacemente, appena prima di esser costretti a cercare un riparo al corpo ed ai pensieri.

 

Riposte poi in un cassetto, ma mai al di fuori della memoria personale del loro autore, ora quelle foto tornano, rielaborate, a girare per il mondo.

Lo fanno proponendo un’altra scrittura e lettura della guerra, dai colori sfumati e dalle immagini velate. Come quando, ricordando, una lacrima offusca per un attimo lo sguardo.

 

Sono passati quasi vent’anni anni dalla guerra nella ex-Jugoslavia. Vent’ anni che, nella storia di barbarie che segue di pari passo il progresso dell’umanità, non sono che un istante di cui ci si può velocemente dimenticare.

 

“Memento”, sembra suggerirci Robert Marnika attraverso sfumature e tonalità ocra: un cuore di tenebra alberga in ognuno di noi, e non si cura di definizioni, proprietà o etnie.

Quando si risveglia, ci trasforma tutti, volti senza nome e senza tempo sorpresi da una fotografia, in vittime e carnefici immobilizzati in una smorfia di dolore.

 

Che la sua testimonianza possa dunque servire da monito alle nostre coscienze anestetizzate da tanta diffusione mediatica ed iconografica delle atrocità di guerra.

Ed aiutarci, attraverso il ricordo reso eternamente presente dalle sue immagini, a scongiurare il ritorno di tanta barbarie ed angoscia…

  

V. Brancato

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